Accedi/Registrati

VENTURINI, Aldo

Biografia: Nasce a Conselice (ra) il 17 novembre 1900, figlio di Pietro e Caterina Mazzoni, litografo, poi insegnante elementare. Pochi anni dopo la sua nascita la famiglia si trasferisce a Bologna, dove egli vivrà poi tutto il resto della sua esistenza. A quindici anni diventa socialista, ma poi conosce Luigi Fabbri e sotto la sua influenza già alla metà del 1916 lascia il gruppo giovanile socialista e aderisce all’anarchismo. Testimonianza del suo precoce impegno politico è l’opuscolo di poche pagine contenente il programma del Fascio Giovanile Rivoluzionario di Bologna (s.n.t., ma 1916), non firmato ma da lui redatto. Fa parte del Gruppo anarchico “E. Covelli”, ricostituito grazie soprattutto alla sua attiva propaganda e a quella di altri quattro o cinque rivoluzionari suoi coetanei. Frequenta la compagnia di giovani anarchici fra i quali si segnalano Armando Guastaroba, Attilio Diolaiti e Ferruccio Grandi. È tra gli organizzatori del Convegno anarchico emiliano-romagnolo che si tiene a Bologna il 31 dicembre 1916 per iniziativa del Gruppo “E. Covelli” con la partecipazione di circa 30 giovani anarchici della Regione, nel corso del quale viene fondata la Unione anarchica emiliano romagnola. Partecipa in seguito a varie riunioni indette dal Gruppo “E. Covelli” e dal Comitato di Corrispondenza della UAER. Negli anni giovanili lavora come litografo nella Litografia Barbieri di via Mattuiani. Si lega strettamente a Fabbri, di cui diventa discepolo, collaboratore e intimo amico, frequentando abitualmente la sua casa e famiglia. Nel marzo 1918 viene chiamato a svolgere il servizio militare ed è assegnato al 9° Bersaglieri di stanza in Asti. Viene congedato dopo un anno e rientra a Bologna. Negli anni del primo dopoguerra svolge un’attività politica di rilievo, anche se poco appariscente all’esterno. Prende parte al Congresso regionale della uaer che si tiene a Bologna il 18 e 19 aprile 1920. Partecipa al Congresso di Bologna in cui viene fondata la UAI (1-4 luglio 1920), e subito dopo entra a fare parte della Commissione di Corrispondenza affidata al gruppo bolognese. Assume così nelle proprie mani la responsabilità della gestione tecnica della CdC, sbrigando la corrispondenza e tenendo l’amministrazione (mentre i comunicati della CdC compaiono con la firma di Armando Picciuti ma sono in realtà opera di Fabbri). Per svolgere la sua attività, V. prende in affitto una stanza in via Ferrarese, facendosi passare per uno studente. Durante le sue assenze, la documentazione e l’archivio della CdC vengono conservati nella stanza in una valigia chiusa con il lucchetto. Prende parte al Congresso di Ancona della Unione anarchica italiana (1-4 novembre 1921), con il quale l’incarico della CdC passa al gruppo di Livorno, e durante i lavori legge la Relazione della CdC uscente a nome del gruppo di Bologna (scritta al solito da Fabbri). Tra il 1921 e il 1922 pubblica alcuni articoli nell’edizione romana del quotidiano «Umanità Nova» (dove, tra l’altro, discute con Errico Malatesta sulla questione della criminalità, facendo propria la soluzione di Francesco Saverio Merlino), nel «Sorgiamo!» di Imola e nel «Libero Accordo» di Roma. Subisce alcuni tentativi di aggressione da parte dei fascisti, anche perché preso particolarmente di mira da Vannini, uno dei più noti e feroci squadristi bolognesi, ma riesce sempre a sottrarsi con la fuga ai suoi persecutori. Su insistenza di Fabbri studia e consegue il diploma di maestro, intraprendendo subito dopo la professione di insegnante elementare che svolgerà poi per circa quarant’anni, fino alla pensione. Nel febbraio 1923 la sua abitazione viene perquisita dalla polizia con esito negativo. Nel 1925 viene fermato come misura precauzionale in occasione del Primo Maggio. Partito in esilio Fabbri nel 1926, resta vicino a sua figlia Luce che sta terminando a Bologna gli studi universitari, fino a quando si laurea e poi espatria clandestinamente alla fine del 1928. Dopo il definitivo trionfo del fascismo V. si ritira a vita privata, dedicandosi esclusivamente alla propria professione di maestro e allo studio. Per tutto il ventennio mantiene un atteggiamento di estraneità e di opposizione morale al regime, rifiutandosi sempre di chiedere la tessera del partito e del sindacato fascista, nonostante le pressioni che riceve. Viene vigilato dall’autorità fino al 1938, anno in cui viene radiato dallo Schedario dei Sovversivi. Matura in quegli anni il suo interesse per il pensiero di Merlino, e ha inizio un’appassionata attività di ricerca e di riflessione che lo portano a aderire sempre più alle concezioni espresse dal pensatore socialista napoletano negli anni della maturità. Allontanandosi progressivamente dall’anarchismo della sua giovinezza, V. approda a un socialismo liberale e democratico che conserverà comunque sempre, nella sua tensione morale e ideale, elementi dell’originaria matrice libertaria. Nel secondo dopoguerra V. pubblica diversi volumi di scritti merliniani, e a lui si deve principalmente il merito di avere evitato per alcuni decenni che su Merlino cadesse completamente il silenzio e l’oblio, preparando così il terreno per una sua riscoperta e rivalutazione nella cultura italiana. Subito dopo la Liberazione, ma composta e stampata mentre ancora perdura l’occupazione tedesca, appare a cura di V. la raccolta di scritti di Merlino Revisione del marxismo. Lineamenti di un socialismo integrale (Bologna, 1945). A distanza di pochi anni esce il libro postumo Il problema economico e politico del socialismo (Milano, 1948), completato da Merlino nel 1923 ma rimasto poi inedito, il cui manoscritto viene riordinato da V. con un lavoro lungo e paziente. Seguono poi la raccolta Concezione critica del socialismo libertario (Firenze, 1957), in collaborazione con P. C. Masini, e l’antologia Il socialismo senza Marx (Bologna, 1974). Nelle introduzioni di questi volumi, nei profili biografici e critici, nelle note e nelle bibliografie sempre risalta l’accuratezza filologica del curatore e la sua competenza riguardo l’argomento trattato. All’attività editoriale V. accompagna nel corso degli anni la pubblicazione di articoli e interventi su vari organi di stampa di diverso indirizzo politico e culturale, spesso in risposta a recensioni critiche dei libri da lui curati. Mantiene i contatti con diversi esponenti del movimento anarchico di più generazioni ed entra inoltre in relazione con numerosi intellettuali italiani anche di grande prestigio, come documenta la corrispondenza conservata nel suo archivio personale, oggi acquisito dalla Biblioteca Libertaria “A. Borghi” di Castel Bolognese (Ra). L’ultima fatica è il saggio Alle origini del socialismo liberale. Francesco Saverio Merlino, scritto da V. quando già ha compiuto gli ottant’anni. Muore a Bologna il 26 gennaio 1995. (G. Landi)
Date: 2015 (creati)
Fonte della descrizione: Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; Biblioteca libertaria “Armando Borghi” – Castel Bolognese (Ra), Fondo Aldo Venturini; ivi, Fondo Nello Garavini, Testimonianze, dattil. inedito; G. Landi, Aldo Venturini, «Umanità nova», 19 mar. 1995; Ricordando Aldo Venturini, «A rivista anarchica», mar. 1995; P.C. Masini, Aldo Venturini, «Rivista storica dell'anarchismo», gen.-giu. 1995.

Bibliografia: L. Fabbri, Luigi Fabbri. Storia di un uomo libero, Pisa, 1996, ad indicem; A. Albertazzi, L. Arbizzani, N.S. Onofri, Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo bolognese (1919-1945). Dizionario biografico, 6 voll., Bologna 1986-2003; G. Landi, Aldo Venturini studioso e continuatore dell’opera di Merlino, in La fine del Socialismo? Francesco Saverio Merlino e l’anarchia possibile. Atti del Convegno. Imola 1° luglio 2000, a cura di G. Landi, Chieti 2010.

Collezioni correlate

Dizionario biografico degli anarchici italiani (fa parte di)