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CAMPOLMI, Armando

Biografia: Nasce a Livorno il 16 aprile 1891, da Cesare e Petrucci Assunta, parrucchiere. Originario del quartiere popolare di S. Marco, viene schedato come anarchico dal 1910, quando a Livorno frequenta il "Fascio operaio" in via dei Cavalieri n. 13 e collabora sia alla redazione che alla diffusione del locale giornale anarchico «Sempre Avanti!». Nel maggio 1910 il Ministero dell'Interno richiede informazioni sul suo conto al Questore di Livorno in quanto figura tra i sottoscrittori del giornale «La Rivolta» di Milano.

Nel 1912, viene registrata la sua adesione al Congresso comunista anarchico di Firenze e nel 1913 su «Il Libertario» di La Spezia firma un articolo in polemica con l'intervento dell'anti-organizzatore Giuseppe Scacciati di Cascina (Pi), scrivendo: “I giornali anarchici devono servire di propaganda nel seno del proletariato... dunque le polemiche sono utili fra socialisti e anarchici... ma non fra individualisti e comunisti”.

Nella sua scheda biografica nel fascicolo del Casellario Politico nel 1913 viene annotato che “frequentò soltanto la 2ª classe elementare e le scuole serali […] Nel partito in cui milita ha discreta influenza che si estende anche alla vicina Pisa. È in continua corrispondenza con molti anarchici di Pisa e di Bologna”. Risulta quindi segnalata la sua adesione all'Associazione razionalista locale e al Circolo anticlericale e antireligioso “I nemici di dio”, oltre alla collaborazione a «L'Avvenire anarchico» di Pisa, nonché la partecipazione “a tutte le manifestazioni della setta”. Viene annotato pure che “non ha una vera e propria capacità di tenere conferenze”, circostanza questa presto clamorosamente smentita.

Nell'agosto 1913 è segnalato come aderente al gruppo anarchico “Pietro Gori” e segretario dell'Unione dei Gruppi anarchici di Livorno. Impegnato per l'istituzione di una Scuola Moderna anche a Livorno, promuove anche una conferenza su tale esperienza e su F. Ferrer presso il Circolo Studi Sociali. Nell'ottobre dello stesso anno partecipa alla commemorazione di F. Ferrer che si svolge a Pisa, dove intrattiene relazioni non solo politiche, ma anche personali; infatti, il 15 dicembre 1913 si sposa a Pisa con Mariani Solitaria di Amerigo, dalla cui unione il 1° luglio 1914 nasce il figlio Gravoche [sic].

Nel gennaio 1914 vede confermata in appello la condanna a tre mesi di multa e 60 lire di multa per apologia di reato (art. 247), in relazione ad un comizio anticlericale tenutosi all'Ardenza nel giugno 1913, dedicato ai martiri del Libero Pensiero, durante il quale aveva ricordato Gaetano Bresci ed era stato interrotto dal funzionario di servizio della questura. Non intimidito da tale misura il 15 maggio seguente C. parla al comizio anarchico, svoltosi in piazza XX Settembre, in difesa della libertà di parola .

Prende attivamente parte allo sciopero generale, durante la "Settimana rossa", che viene attuato a Livorno dal 9 all'11 giugno 1914 ed è tra i promotori di “una colletta a favore degli arrestati per i recenti moti proletari”. Il 20 luglio seguente viene denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale (art. 194 C.P.) in occasione di un comizio anti-elettorale nel quartiere S. Jacopo per aver “incitato il popolo a conquistare i propri diritti non colla scheda, ma scendendo in piazza con la violenza” e per avere affermato che “gli agenti della forza pubblica sono assassini monturati”. Due giorni dopo, per un simile comizio in Borgo Cappuccini viene nuovamente denunciato, con l'aggravante di aver alluso all'abbattimento violento della monarchia (artt. 125, 246, 247, 434 C.P.).

L'8 agosto, in un'assemblea anarchica presso il "Circolo studi sociali", sostiene assieme al compagno Antonio Baroni la necessità di aderire all'invito socialista d'intensificare l'agitazione contro la guerra.
Per tutto il periodo della neutralità, svolge quindi attività intensissima, tenendo comizi e partecipando come oratore a conferenze contro la guerra, promosse unitariamente o rispettivamente da anarchici e socialisti, soprattutto nel quartiere S. Jacopo dove abita e all'Ardenza, tra il 1914 (5 agosto; 4 novembre; 18 novembre; 29 novembre; 19 dicembre) e il 1915 (15 febbraio; 18 febbraio; 24 febbraio; 14 marzo; 29 marzo). Secondo alcune fonti, erronee, C. avrebbe inizialmente espresso posizioni non contrarie all'intervento contro gli Imperi Centrali, ma tale circostanza non trova riscontro ed anzi, il 6 agosto 1914 in occasione del comizio promosso nell'imminenza del conflitto da socialisti, anarchici e repubblicani presso l’Arena Alfieri e poi degenerato in scontri per un corteo non autorizzato, davanti a circa 2000 persone C. afferma che “in caso di una guerra gli anarchici non sarebbero andati alla frontiera, poiché il loro nemico è la borghesia ed il governo”.

Sempre durante il 1914 è inquisito per aver distribuito uno “stampato anarchico incitante alla insurrezione armata sequestrato dai RR.CC. di Ardenza”.
Il 14 maggio 1915, a dieci giorni dall'entrata in guerra dell'Italia, nel corso di violenti scontri scoppiati nel centro della città tra interventisti, anti-interventisti e forza pubblica, viene arrestato assieme ad altri 33 compagni.

Nel maggio 1916 è arruolato, nonostante una prima riforma per “deficienza toracica”, nel 42° Reggimento di Fanteria di stanza a Lodi, ma assegnato al Comitato nazionale di Mobilitazione Industriale e nell'aprile 1917 distaccato presso lo stabilimento di Mario Frigerio di Lecco dove subito viene denunciato e incarcerato per aver sabotato la guerra. In contatto con la Camera del lavoro aveva infatti promosso un'agitazione per rivendicazioni economiche. Evaso dal carcere militare di Lecco e denunciato per diserzione dal Tribunale militare di Milano, viene scoperto e arrestato ad Asti il 28 settembre 1917 e, dopo essere stato tradotto a Pisa, viene identificato, dopo che aveva fornito false generalità corrispondenti a quelle dell'anarchico pisano Gusmano Mariani.
Mancano notizie attorno alla conseguente condanna (usufruendo probabilmente di amnistia), ma nel 1919 fa ritorno a Livorno e, pur sottoposto a vigilanza, partecipa ad un comizio presso il circolo socialista di S. Jacopo contro la repressione e e le perduranti restrizioni per le pubbliche riunioni.

Ripresa, nel dopoguerra, la militanza politica nella UAI e come corrispondente locale per «Umanità nova», subisce continue aggressioni fasciste. Il 15 marzo 1921, C. viene ferocemente bastonato e la sua bottega di parrucchiere in corso Umberto (l'attuale corso Mazzini) viene devastata per rappresaglia ad un articolo che aveva scritto sulla morte dello squadrista Botti; la reazione popolare alla spedizione punitiva in Borgo Cappuccini vede uno scambio di rivoltellate tra fascisti e sovversivi. Nella notte del 19 luglio dello stesso anno una squadra, composta da una quindicina di fascisti livornesi e fiorentini, devasta una seconda volta il negozio di C.; di nuovo vi è la risposta popolare seguita dalla repressione poliziesca. Il 3 giugno 1922, la terza devastazione del “salone”.

Il 16 luglio 1922, in una riunione tenutasi presso la Camera sindacale del lavoro, i componenti dell'Unione anarchica livornese deliberano l'espulsione di C. dall'organizzazione “per ragioni d'incoerenza politica e di moralità”.
Non si hanno ulteriori elementi di conoscenza rispetto a tale decisione, anche se le ragioni d'ordine politico appaiono poco fondate dato che a metà marzo 1923 C. subisce una nuova aggressione fascista, mentre la polizia continua a sorvegliarlo assiduamente, nonostante il suo progressivo allontanamento dall'impegno politico.

Nel 1935, dalle carte di polizia, risulta aver presentato alle autorità una dichiarazione formale di abiura delle idee anarchiche, anche se la Prefettura si riserva di valutarne la fondatezza, tanto è vero che sarà radiato dal CPC soltanto nel 1942. Il nome di C. non figura comunque in alcun elenco di informatori della Questura o fiduciari dell'Ovra. Secondo alcune testimonianze orali, durante il periodo bellico avrebbe svolto servizio volontario nell'ambito dell'UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea).

Nell'agosto 1957, la Prefettura di Livorno – nel segnalarlo quale membro del Consiglio di amministrazione della locale Società di cremazione, lo classifica ancora come “anarchico”. Muore Livorno, ormai pensionato, il 14 marzo 1967, all'Ardenza. (Marco Rossi)
Date: 2018 (creati)
Fonte della descrizione: Fonti:
Archivio Centrale dello Stato, Casellario Politico Centrale, fascicolo Maria Vauthier, 096171, b. 987, ad nomen.
«La Gazzetta livornese»; «Il Telegrafo» aa. 1914, 1915, 1921, 1922, 1923.

Bibliografia:
G. Sacchetti, Sovversivi in Toscana 1900-1919, Todi (PG), Altre Edizioni, 1983;
C. Sonetti, Una morte irriverente. La Società di Cremazione e l'anticlericalismo a Livorno, Bologna, il Mulino, 2007;
T. Abse, Sovversivi e fascisti a Livorno. Lotta politica e sociale (1918-1922), Livorno, Quaderni della labronica, 1990;
P. Ceccotti, Il fascismo a Livorno. Dalla nascita alla prima amministrazione podestarile, Empoli, Ibiskos, 2006;
R. Cecchini, Il potere politico a Livorno. Cronache elettorali dal 1881 al fascismo, Livorno, La Nuova Fortezza, 1993;
N. Badaloni, F. Pieroni Bortolotti, Movimento operaio e lotta politica a Livorno: 1900-1926, Roma, Editori Riuniti, 1977.
 

Entità correlate

Rossi, Marco (has as author)

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Italia, Toscana, Livorno (nasce a | muore a)
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