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​GILIOLI, Rivoluzio

Biografia: Nasce a Rovereto sul Secchia (MO) il 21 giugno 1903 da Onofrio e Maria Pelliciari, impresario edile. Il padre è uno dei più conosciuti militanti anarchici del piccolo paese della pianura modenese, ed è anche per questa ragione che G. manifesta precocemente un impegno politico libertario. Dopo aver compiuto parte delle scuole tecniche a Carpi si trasferisce per continuare gli studi a Modena, dove si mette in mostra come uno dei giovani più attivi nel movimento anarchico locale. Nel 1919, a sedici anni, diventa segretario dei Gruppi giovanili comunisti anarchici ed è assunto come contabile dalla Camera del lavoro sindacalista. Continua però a frequentare le scuole serali per conseguire il diploma di maestro. Come segretario dei gruppi giovanili svolge un’intensa attività con conferenze e incontri nelle diverse località della provincia, e i risultati – grazie all’impegno suo e di altri militanti – non tardano ad arrivare, sia nel movimento giovanile sia nella Federazione comunista anarchica che, nel febbraio del 1920, raccoglie 23 “gruppi comunisti” con oltre 600 aderenti. In agosto i gruppi sono più di 40, e gli aderenti 1.200, ai quali occorre aggiungere altri dieci gruppi anarchici che non aderiscono alla Federazione. Un’affermazione che avviene non solo sul piano politico, ma anche su quello sindacale: infatti, la Camera del lavoro sindacalista conosce un notevole sviluppo, organizzando oltre 16.000 lavoratori, in prevalenza braccianti, edili e meccanici. G. partecipa anche al congresso costitutivo dell’Unione giovanile rivoluzionaria italiana, che si tiene a Parma nel dicembre 1919. La sua presenza al convegno non passa inosservata, e in un articolo dedicato all’assise parmense Bernardino De Dominicis scrive: “V’è poi Rivoluzio Gilioli di Modena, il più giovane del convegno. – Sedicenne! – È piccino, tutto intelligenza e buon senso. È appassionatissimo del movimento giovanile e attivissimo” [«Gioventù rossa», 11 gen. 1920]. Anche G. è coinvolto nella vicenda del furto di mitragliatrici, l’evento che segna notevolmente le possibilità di sviluppo del movimento anarchico modenese nella seconda metà del 1920. La decisione di asportare alcune mitragliatrici da una caserma modenese, per essere così in grado di difendere con le armi le manifestazioni operaie, era maturata dopo che il 7 aprile 1920, in occasione della manifestazione di protesta per l’eccidio di Decima di San Giovanni in Persiceto – avvenuto due giorni prima, dove erano stati uccisi l’anarchico Sigismondo Campagnoli e sette lavoratori agricoli – le forze di polizia avevano di nuovo aperto il fuoco uccidendo cinque lavoratori. Grazie a “notizie confindenziali” le autorità giudiziarie individuano nel giro di poche settimane i responsabili del furto, e arrestano 26 anarchici e due socialisti rivoluzionari. Di tutti questi, 25 sono processati a Piacenza, e 13 condannati a pene detentive. G. con Egisto Colli, altro anarchico modenese, riesce invece a sfuggire alla cattura e a rifugiarsi presso compagni nel Bolognese. Rimangono entrambi in contatto con Modena attraverso il Comitato di difesa libertaria dell’UAI, ma poi decidono di espatriare in Francia. Condannati in contumacia, nell’aprile 1925 sarà dichiarata estinta l’azione penale per amnistia. Passano la frontiera clandestinamente nel giugno del 1920, recandosi prima a Parigi e poi nel Nord del paese.  A Lens G. trova lavoro in un cantiere edile, ed è poi assunto come contabile da un italiano proprietario di alcune locande. L’anno dopo è raggiunto dal padre Onofrio e nel 1922 dal resto della famiglia. Mentre tutti i Gilioli si trasferiscono nella banlieu parigina, a Fontenay-Sous-Bois, G. si trasferisce in Belgio con la donna che poi sposerà, Lucie Lequet, per poi tornare a Parigi e prendere residenza nel 16° arrondisment. Qui trova lavoro in alcune imprese edili. Negli anni successivi partecipa alle manifestazioni a favore di Mario Castagna ed Ernesto Bonomini, anarchici accusati e condannati per l’uccisione di due fascisti in Francia, ed è anzi revisore dei conti del Comitato per la liberazione di Castagna. È attivo pure nelle agitazioni promosse in Francia contro la condanna a morte di Sacco e Vanzetti. Nel 1928 è assunto da una ditta edile come capo-cantiere, e si trasferisce nei Pirenei orientali per dirigere i lavori di costruzione di un tratto della ferrovia Parigi-Toulose-Barcellona. Qui conosce numerosi spagnoli fuorusciti, impara la loro lingua, e inizia ad occuparsi dei problemi sociali della penisola iberica, come testimonia un articolo pubblicato sul giornale dell’USI in esilio [Confronti e speranze, «Guerra di classe», ago. 1931]. Si reca alcune volte a Barcellona, dove ha solidi contatti, per accompagnare la sorella Siberia e Renzo Cavani, che cercano di trovare una sistemazione meno precaria di quella parigina, dove Cavani è costretto alla clandestinità. Tornato a Parigi trova lavoro in un altro cantiere edile. Riprende in pieno l’attività politica, partecipando a numerose manifestazioni, durante le quali prende spesso la parola. Questa sua attività è notata anche dalle autorità di polizia, e il 30 luglio 1931 è segnalato dal «Bollettino delle Ricerche», quale “anarchico da fermare e perquisire”. L’anno dopo promuove con C. Berneri e Antonio Cieri la pubblicazione di «Umanità nova», quindicinale anarchico che esce dall’ottobre 1932 a Puteaux. Nel gennaio 1933, dopo l’uscita di sei soli numeri, le autorità francesi decidono di sospendere la sua pubblicazione. Il giornale è allora sostituito da «La Protesta», ma nel frattempo G. si era dimesso dalla redazione per evitare di essere espulso dalla Francia, visto che appena un mese prima era stato fermato dalla polizia francese nel corso di una conferenza anarchica, e aveva ricevuto un ‘”foglio di via”. Nonostante la minaccia di espulsione non rallenta però il suo impegno politico, e il 12 febbraio 1934 partecipa allo sciopero generale antifascista proclamato in Francia a seguito degli incidenti avvenuti il 6 febbraio a Parigi, quando le “leghe” di estrema destra tentano l’assalto alla Camera dei deputati. Nel frattempo è stato assunto come direttore dei lavori per la costruzione di un palazzo, e ha modo di occupare in questo cantiere edile alcuni compagni anarchici, come Renzo Cavani, Luigi Evangelisti, Umberto Tommasini, Domenico Ludovici e Luigi Righi. Il 2 gennaio 1935 è espulso dalla Francia unitamente all’anarchico Angelo Damonti, ma grazie alle conoscenze e alle amicizie che ha soprattutto tra i socialisti francesi, ottiene una sospensione del decreto. Nel biennio 1935-36 partecipa a tutte le manifestazioni per il diritto d’asilo, prendendo parte anche alla Conferenza internazionale per il diritto di asilo tenuta a Parigi il 20-21 giugno 1936. Nello stesso periodo s’impegna anche nel movimento anarchico. Nel novembre 1935 la polizia politica italiana scrive che “esplica una forte attività anarchica e lo si incontra in tutte le riunioni della regione parigina”. Infatti partecipa attivamente all’organizzazione del Convegno d’intesa degli anarchici emigrati in Europa, che si tiene a Sartrouville l’1-2 novembre, collaborando alla stesura di una delle relazioni principali, la “Relazione C” e presentandone una propria, la “Relazione Barbetta”. La sua comunicazione non è letta al convegno per ragioni di tempo ma, una volta diffusa, provoca qualche polemica da parte soprattutto degli individualisti raccolti attorno al giornale «L’Adunata dei refrattari» di New York per i giudizi estremamente severi sullo stato del movimento anarchico italiano fuoruscito, e sulle effettive possibilità di riuscita di un movimento insurrezionale in Italia. Il lavoro di riflessione avviato con il convegno di Sartrouville non si esaurisce in questa importante assise, ma prosegue in una serie di incontri di approfondimento, ai quali partecipa anche G., che sono convocati nei primi mesi del 1936.  Nel giugno dello stesso anno redige con Virgilio Gozzoli ed Ernesto Bonomini un manifesto contro la guerra in Etiopia, incarico ricevuto nel corso di una riunione degli anarchici italiani della regione parigina. Il manifesto, completato da Sebastian Faure, è pubblicato in numerosi giornali di lingua italiana e francese. Negli stessi giorni della sollevazione fascista in Spagna, precisamente il 19 luglio 1936, è assunto da una ditta parigina per condurre i lavori di allargamento del porto di Dunkerque, nel Nord della Francia. Da una serie di lettere inviate ai familiari emerge il disagio per la necessità di differire la partenza per la Spagna, ma in novembre decide finalmente di raggiungere i tanti compagni che già combattono per la rivoluzione: “Io vado giù con l’intenzione di fare il milite e di partecipare nel limite delle mie forze e delle mie capacità all’azione militare – questo è chiaro, ma va da sé che in un secondo tempo se – come diceva Rosalino Pilo: le palle mi rispettano; intendo anche contribuire efficacemente sul terreno della ricostruzione economico-sociale”. Il 5 dicembre 1936 raggiunge con un gruppo di suoi compagni Barcellona. In Spagna sono già il fratello Equo, il padre, la sorella Siberia e Renzo Cavani. Da Barcellona raggiunge la Sezione Italiana della Colonna “Ascaso” CNT-FAIb ad Almudévar. Per le sue competenze tecniche è però destinato dal comando della Colonna a una compagnia del genio, della quale assume il comando con il grado di capitano. Il suo impegno non si limita alle realizzazione di opere a carattere militare, ma si allarga anche all’ambito civile realizzando, in collaborazione con le Collettività libertarie sorte numerose in Aragona, strade, ponti e altre opere pubbliche. Dopo le vicende del maggio 1937 a Barcellona decide di rimanere comunque al fronte, con la convinzione che la Spagna rappresenta comunque un’occasione unica per il rinnovamento e il rilancio del progetto anarchico. In una lettera scrive: “mi dispiacerebbe assai se dovessi morire soltanto per la repubblica democratica. Però penso che perché la rivoluzione trionfi, bisogna rimanere qui fermi, risoluti, e con fucile alla mano”. Dopo aver appreso dell’assassinio di C. Berneri commenta costernato: “Ho l’impressione che finiremo in Ispagna come in Russia, servendo da sgabello alla dittatura. Un po’ è colpa nostra, di tutto il movimento anarchico, che non sa approfittare delle circostanze quando sono favorevoli. […] Io resto sereno e, tuttavia, con un po’ di speranza nella ripresa; però constato che le mie profezie del dicembre scorso – quando arrivai a Barcellona – si vanno realizzando e che – nella pratica quotidiana – molti dei nostri principi (o pregiudizi) fanno fiasco”. Dopo la militarizzazione dell’esercito repubblicano è nominato comandante della Compagnia del genio della 28a Divisione. Il 16 giugno 1937, mentre compie un giro d’ispezione in località Terraza Carrascal n. 2, vicino Huesca, è colpito da una pallottola nemica. Muore il 21 giugno, giorno del suo compleanno, nell’ospedale di Barcellona. Ai suoi funerali parlano Giusti per gli italiani e Martinez per gli spagnoli, poi viene sepolto nel cimitero di Montjuich, a Barcellona. (C. Silingardi)
Date: 2003 (creati)
Fonte della descrizione: Fonti: Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Casellario politico centrale, ad nomen; B. Cremonini, In memoria di Rivoluzio Gilioli, «Guerra di classe», 8 lug. 1937; Numitore [L. Mastrodicasa], Gilioli Rivoluzio è morto, «Risveglio anarchico», 24 lug. 1937.
 
Bibliografia:
Scritti di G.: Relazione Barbetta, in Convegno d’intesa degli anarchici italiani emigrati in Europa (Francia-Belgio-Svizzera) ottobre 1935, Pistoia 1980.
Scritti su G.: Arbizzani, ad nomen; C. Silingardi, Note, riflessioni e documenti per una storia dell’anarchismo a Modena, «Rassegna di storia», n. 1, 1982; Id., Rivoluzio Gilioli. Un anarchico nella lotta antifascista 1903-1937, Modena 1984; F. Madrid Santos, Camillo Berneri. Un anarchico italiano (1897-1937). Rivoluzione e controrivoluzione in Europa (1917-1937), Pistoia 1985; E. Resca, V. Venturi (a cura di), Biografie dei partecipanti modenesi alla guerra di Spagna, «Rassegna di storia», n. 6; C. Silingardi, Gli anarchici modenesi tra fuoriuscitismo e rivoluzione spagnola, ivi; L. Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana. L’Anarchismo in Italia dal Biennio rosso alla Guerra di Spagna, Pisa 2001, ad indicem.

Entità correlate

Silingardi, Claudio (has as author)

Collezioni correlate

Dizionario biografico degli anarchici italiani (fa parte di)